Il vento (forte) che ci piace.

Cari lettori, stavolta andiamo a presentarvi una birra da… primato!

Realizzata con un luppolo utilizzato per la prima volta in Europa, si tratta di una IPA che ha lasciato il segno nei nostri cuori. Ma procediamo con ordine: Vento Forte è uno dei birrifici più amati in Italia, tanto da arrivare al quarto posto nella categoria “emergenti” al concorso Birraio dell’Anno che si è svolto a Firenze in Gennaio.

Con base a Bracciano, in provincia di Roma, grazie al suo mastro birraio Andrea Dell’Olmo questo birrificio ha portato in Italia tutti i profumi e gli aromi che rappresentano le produzioni americane fortemente caratterizzate del luppolo, IPA e APA su tutte ovviamente. A chi non ha avuto modo di apprezzare la crescita di questo birrificio, consiglio vivamente di non farsi sfuggire le sue produzioni, distribuite esclusivamente in cask: ebbene sì, per scelta del birraio, allo scopo di preservarne la freschezza, le birre Vento Forte si possono bere solo alla spina (o se proprio le volete bere a casa, affidatevi al growler dove possibile). Per un breve periodo in principio sono state disponibili anche in bottiglia, ma ora solo alcune ricette arrivano ad essere imbottigliate, questo vale ad esempio per la Cargo, che essendo una porter può sfruttare l’invecchiamento a suo favore.

Chiudendo questa lunga premessa, passiamo alla birra in questione, la Hello Pekko!

Hello Pekko

HeloPekko

Il nome ovviamente è un omaggio al luppolo che la contraddistingue, il Pekko, precedentemente conosciuto con il codice ADHA 871, almeno prima della sua consacrazione. Il nome deriva dal dio finlandese della coltivazione, l’origine è americana.

La Hello Pekko è una IPA caratterizzata da un colore dorato carico, un aspetto più profondo delle produzioni “session” a cui ci ha abituato questo birrificio. La schiuma che si forma nel bicchiere è abbastanza compatta ma non molto persistente. I profumi non sono esplosivi come le IPA fruttate e tropicali a cui ci stiamo abituando, piuttosto si ritrovano fragranze più complesse e meno ruffiane, che mi hanno ricordato i fiori di campo, l’erbaceo e solo successivamente gli agrumi… per me estremamente piacevoli.

Hello Pekko

Hello Pekko

Alla bevuta si ritrovano coerentemente gli aromi floreali e agrumati. Ad una seconda bevuta ho riscontrato aromi un po’ più resinosi, ma sempre caratterizzati da un amaro ben bilanciato, non esagerato e capace di aiutare la birra a scendere giù facilmente, nonostante il tenore alcolico non da poco (7,0%). Il finale è amaro e pulito, molto fresco.

Quindi nonostante non si tratti di una session, con queste premesse si corre il “rischio” di berne a litri bicchiere dopo bicchiere… per me una birra validissima, che vanta il primato di essere stata la prima ad utilizzare il luppolo Pekko in questa zona del mondo, quindi un plauso ad Andrea Dell’Olmo per la capacità di bilanciare così bene un prodotto così poco collaudato!

Buone bevute a tutti e a presto!

Tipologia IPA
Colore Dorato carico
Gradi 7,0%
Temperatura 6-8°C

 

Mosaic Black IPA

Bentornati amici miei,

siamo di nuovo qui per parlare di qualche nuova chicca che il vostro esploratore brassicolo ha provato questa settimana.

Apriamo le danze

Mosaic Black IPA

Ecco di nuovo una birra abbastanza particolare. Si tratta di un Black IPA, molto corposa, prodotta dal birrificio danese Mikkeller.

Mikkeller_Mosaic_Black_IPA_12OZ_CAN_Liquorscan_grande

Una particolarità è data in questo caso dal fatto che questa birra si trova confezionata in lattina. Sembrerebbe che questa tipologia di contenitore per il nostro beveraggio preferito stia prendendo sempre più piede sul mercato rispetto al classico vetro. In effetti i vantaggi della lattina sono evidenti, maggiore protezione dagli agenti atmosferici, maggiore praticità e anche dal punto di vista estetico la possibilità di lavorare graficamente su tutta la superficie disponibile. Sarà la lattina che sostituirà il vetro nel prossimo futuro, sinceramente non saprei, come me ci sono ancora molti affezionati al vetro, ma come al solito la massa deciderà per noi ;).

Mosaic Black IPA

Mosaic Black IPA

Ma andiamo a descrivere la birra in questione.

Subito la schiuma si presenta massiccia versandola nel bicchiere. E’ densa e sicuramente molto persistente. Il colore è di uno scuro intenso e la carbonatazione è nella media.

L’aroma è fruttato con un lieve sentore di caffè. Al gusto si palesa il sapore di malti tostati e cacao, mentre il la p
resenza del luppolo americano Mosaic si avverte ma non è preponderante. Il finale è asciutto con ancora sentori di caffè ed ha un retrogusto amaro piacevolmente persistente.

In definitiva un black IPA molto particolare, che a me ricorda molto una porter per certi versi. Da provare se amate provare qualcosa di non convenzionale e se amate il retrogusto amaro che rimane a soddisfare il vostro palato.

Ci si vede alla prossima e buona bevuta.

Tipologia Black IPA
Colore Bruno intenso
Gradi 6,8%
Temperatura 12-14°C

 

Ne vale veramente la PENA!!!

Salve birromani, oggi vi voglio parlare di una iniziativa che ho scoperto in una delle mie scorribande brassicole. Sto parlando del birrificio Vale la Pena, Il birrificio è stato creato da la Semi di Libertà, una Onlus nata nel 2013 da una esperienza nel carcere romano di Regina Coeli allo scopo di interrompere o almeno limitare la problematica legata alla recidività dei detenuti. Il birrificio Vale la Pena nasce nel 2014 da un progettvaleLaPenao cofinanziato dal MIUR e dal Ministero della Giustizia ed in esso i detenuti, che provengono dal carcere romano di Rebibbia, vengono formati e avviati all’inclusione professionale nella filiera della birra.

L’impianto si trova nei locali dell’Istituto Tecnico Agrario Sereni di Roma. Qui gli studenti partecipano con i detenuti alle diverse attività formative e partecipano a lezioni sul consumo alcolico consapevole. Data la valenza sociale dell’iniziativa numerosi Mastri Birrai hanno collaborato alla realizzazione delle numerose birre del Vale la Pena, come Marco Meneghin (Stavio), Luigi D’Amelio (Extraomnes), Paolo Mazzola (Castelli Romani) e molti altri.

A questo punto non potevo esimermi da un assaggio di almeno un paio delle birre prodotte da questo birrificio i cui nomi sono indicativi della provenienza dei produttori: er Fine Pena e Sentite Libbero.

er Fine Pena

Siamo davanti ad una classica Golden Ale. E’ anche la prima birra prodotta dal birrificio in collaborazione con Marco Meneghin (Birra Stavio).

er Fine Pena

er Fine Pena

La schiuma è bianchissima e ha una buona persistenza. La carbonatazione è giusta per questo tipo di birra.

Molto profumata e ben luppolata è la classica birra per ogni occasione. Molto fresca e beverina con un amaro ben bilanciato.

Sicuramente interessante per accompagnare le calde serate estive.

Tipologia Golden Ale
Colore Giallo paglierino
Gradi 5%
Temperatura 6-8°C

 

Sentite Libbero

Questa è una birra molto particolare. Si tratta di una saison d’hiver, scura ed invernale (quindi godibile ancora per poco). La particolarità è data dall’aggiunta di cicorie spontanee (si avete letto bene) raccolte dalla condotta Slow Food “Raffaele Marchetti”. E’ stata

Sentite Libbero

Sentite Libbero

realizzata in collaborazione con Valter Loverier (Loverbeer).

Il colore è di un ambrato molto scuro. La schiuma ha una buona densità che ricorda quasi una stout. Le bollicine sono nella norma.

In bocca è piacevolmente amara grazie alla presenza della cicoria aggiunta in bollitura di cui si avvertono le note erbacee. Il retrogusto è pulito, luppolato e persistente.

Una birra molto particolare non facilmente abbinabile, probabilmente si può accompagnare bene con le carni grigliate o con un buon barbecue. Sicuramente da provare.

Tipologia Saison
Colore Ambrato scuro
Gradi 6,1%
Temperatura 8-10°C

Link utili:

sito Web: www.valelapena.it

Un viaggio tra le etichette della Birra

Come decidete quale birra acquistare? Cosa vi spinge a scegliere una birra piuttosto che un’altra? Di certo gusti personali, fama del birrificio, opinioni di aBirra EPICAmici o addetti del settore sono determinanti, ma allora perché aziende affermate, soprattutto nel panorama angloamericano, investono tanto in marketing e grafica? Che lo ammettiate o no, siamo spesso influenzati più o meno consapevolmente dall’aspetto visivo. Brewdog, Stone, Baladin e tanti altri l’hanno capito e il mercato pare dargli ragione: una confezione lussuosa, un’etichetta ben realizzata, un nome ben congegnato, possono aumentare di diversi punti percentuale le vendite.

A confermarcelo è Michele Boscarino, che ha curato l’intera grafica del Birrificio Artigianale EPICA. Gli abbiamo posto qualche domanda su un aspetto importante ma a volte sottovalutato di questo settore.

 

– Ciao Michele, vuoi presentarti ai nostri lettori?

Ciao, mi chiamo Michele Boscarino, sono un Graphic Designer, classe 1989.

Uno dei più illustri Maestri a cui mi ispiro afferma che Il buon design è visivamente potente, intellettualmente elegante e, soprattutto, senza tempo.

Come allievo di questa scuola di pensiero sto cercando, durante gli anni, di creare il mio codice, rispettando il canone e coltivando la creatività che contraddistingue il nostro mestiere.

Non amo le mode, ma le assimilo 6pur sapendo che invecchiano. Il metodo invece rimane eterno e viene caratterizzato. Capacità di sintesi, cura per i dettagli e versatilità delineano la mia metodica progettuale. Non mi limito a riprendere e imitare, ma provo sempre ad aggiungere, creando qualcosa di nuovo.

– Hai recentemente lavorato alla grafica del Birrificio Artigianale EPICA. Quali sono state le idee che hanno portato al risultato?

È stata una ardua impresa il rebranding di Birra Epica. Ci siamo conosciuti ad una fiera e da li è nata la collaborazione, su mia proposta, di creare un mondo con cui potessero comunicare la propria immagine1. Realizzato il nuovo Marchio, ab
biamo continuato con nuove etichette, brochure, scatole di imballaggio, spillatori, cluster, stand fieristico, felpe, poster, website, social.

L’idea è stata quella di creare un concept per una giovane Craft Brew che comunicasse in modo chiaro, moderno ed elegante. Ho creato uno stile e un tratto caratterizzante con cui ben si distinguono sul mercato.

 

– Il settore brassicolo artigianale fin dal principio è parso attento alla comunicazione grafica, ma molti birrifici italiani sembrano ancora “tiepidi” verso questo aspetto del marketing. E’ stato difficile nel tuo caso proporre (o giustificare) un lavoro così articolato?

Bisogna “Educare” il proprio cliente al buon gusto, al buon design e alla buona comunicazione, così è stato con i ragazzi del birrificio. Durante il percorso ho speso il mio tempo per spiegare la soluzione che si era trovata, il perché si era scelta e quali benefici avrebbe portato se fosse andata in produzione. Il feedback è sempre stato positivo.

 EPICA 07

– Prima di questo lavoro eri già bevitore o appassionato di birra artigianale? In questo caso esserlo o non esserlo pensi che avrebbe cambiato il tuo approccio al lavoro?

Prima della collaborazione ero già appassionato e bevitore di birra artigianale, se non fossi passato dal loro stand per assaggiarla non li avrei mai conosciuti. In questo caso sarebbe cambiato l’approccio, dato che non avrei potuto assaggiare il prodotto che dovevo comunicare.

 

– Un’etichetta o confezione quanto credi possa influenzare il cliente nell’acquisto di una birra?

Il Packaging è fondamentale per far sì che un consumatore scelga un prodotto rispetto ad un altro.

EPICA 08

– Ultima domanda: hai bevuto le birre Epica prima, dopo o durante la realizzazione della nuova linea grafica?

Ho bevuto tutte le birre in tutti e tre gli stadi temporali, assaporando il gusto e conoscendo la storia della loro creazione. Sono questi gli elementi principali che portano ad un buon risultato progettuale.

 

Grazie a:

MB / DESIGN

Michele Boscarino

Graphic Designer

M:   +39 388 1092712

E:    mboscarino.info@gmail.com

L:     linkedin / Michele Boscarino